Invenzione dell’ arte tipografica.


Post n°220 pubblicato il 05 Dicembre 2010 da valerio.sampieri Tag: Coster, Fust, Guttemberg, Stampa, Tipografia sul blog Quid Novi?

Il brano che segue è tratto dal volume “Manuale di bibliografia del secolo XV: ossia, Notizia di tutti i libri rari e preziosi impressi dall’origine della stampa fino al 1500” di Giacinto Amati (Monza 1778 – ? 1850. Si veda anche un interessante link sul Fondo Amati), Editore Pirrotta, 1854 (il volume di 769 pagine, in formato pdf, è su Google libri). In esso si espongono gli argomenti che tendono a negare a Guttemberg la paternità dell’invenzione della stampa a caratteri mobili.

L’ arte tipografica, che pari a lucente aurora apparve sull’orizzonte ad illuminare la terra, recò un sì chiaro splendore al secolo XV, che tante belle produzioni della natura e dell’ arte trasse dall’ oblio e dalla noncuranza. La tipografia, quasi alata fama, annunziò in un baleno a tutte le nazioni la grandezza degli imperi, il valore dei capitani, le prodezze degli eserciti; essa additò i costumi, la civilizzazione, le lingue dei popoli, le scienze, le lettere, la meccanica: la santità stessa proclamò e diffusa della religione , la grandezza divulgò ed i sublimi arcani di quel Dio che adoriamo: cosicché esservi non può uomo ragionevole, il quale tenuto non sia a tributare doverosi atti di riconoscenza al promotore di tanti beni, all’autore di si utile scoperta. La denominazione di Tipografia, o Thypographie, deriva dalle greche voci typos, figura, effigiamento, modello, impressione, stampa, e graphe, scrittura cioè 1′ arte di stampare scritture.

Sebbene  l’ arte tipografica in Europa non sia stata conosciuta che nel secolo XV, non havvi però controversia che nella Cina fino dai più rimoti tempi foss’ella esercitata, e la critica imparziale non potè a meno di non affermare che la tipografia europea all’ epoca della sua introduzione in nulla differiva dalla cinese, quantunque sussistere potrebbe il caso che l’arte tipografica nascesse in Europa senza saperne dell’esistenza nella Cina, ed avesse trovato gli stessi principj onde abilitare questi popoli al paro di quelli: massimamente quando si rifletta alla circostanza, che l’Europa non avea fin allora avuto commercio colla Cina, né v’era stata alcuna corrispondenza tra l’uno e 1’ altro paese, non essendo scoperto ancora il Capo di Buona Speranza.

Il P. Le-Comte sostiene che 1′ arte tipografica nella Cina nacque con quell’ impero, locchè non par probabile: alcuni altri storici la indicano introdotta ai tempi di Confucio, filosofo e scrittore cinese, e che fministro del re di Loo, il quale ebbe i suoi natali 551 anni avanti 1′ era volgare; ma il P. Coupelet ci assicura con istudiate prove, che nella Cina non cominciossi ad esercitare, generalmente, l’arte tipografica, che 900 anni circa dell’era nostra.

Qualunque però sia l’ epoca dell’ origine tipografica nella Cina, è sempre assai anteriore a quella in Europa, e non mancano scrittori i quali sostengono che la prima idea da quel paese venne appresa. Dubbia fede per verità meriterebbe l’opinione di Panciroli se non fosse preceduto e seguito da altri storici; dice adunque che: « Navigando un certo per il mar di Germania, « con cui si unirono alcuni Portoghesi, ftrasportato nel paese della Cina , già detta Seres, dove vide il modo di stampare: ed osservando lo stile e modello delle stampe, tornato in Germania, lo messe in uso l’anno 1440 con molto utile, comodità e guadagno insieme, poiché anticamente bisognava con grande spesa e scomodità scriver con la penna, e vi erano a quest’effetto « molte botteghe. — Ho visto, prosegue, molte carte « stampate nella Cina, sebben mai si legge che ivi si « stampasse ».

Gli stessi scrittori sostengono che in Italia molto avanti 1′ anno 1440 si possedessero alcune carte cinesi stampate. Il succitato P. Le-Comte osserva che la differenza che passa tra 1′ arte tipografica cinese e 1′ europea si è, che quella avendo un infinito numero di lettere, ha sempre trovato necessario d’intagliarle tutte sopra tavole di legno, facendo tanti pezzi quante sono le pagine di un libro, di modo che, adoperati per quell’opera, restano ad altri usi inservibili, dove invece nella tipografia europea un piccolissimo numero di lettere dei nostri alfabeti, e colla varia disposizione delle medesime si formano opere voluminose con una prestezza sorprendente, con modicissima spesa e col notabilissimo vantaggio, che tutte queste lettere servono a stampare quant’ altre opere si vogliono.

Qualche vantaggio ha però anche lo stampo cinese: oltre d’ esser fatto con una finezza singolare, il carattere è di una esattezza mirabile, poiché non potendosi correggere , v’ impiegano gli intagliatori la massima diligenza, e qualunque persona meno pratica, dopo l’ esecuzione dello stampo, eseguisce facilmente la pressione; poi, siccome quelle tavolette si conservano dai proprietarj dell’ opera, così con tutta comodità e tenuissima spesa si può avere quella sola parte che può a chiunque abbisognare di quell’ opera stessa, ed in qualunque tempo. L’ intaglio dai Cinesi viene eseguito in questo modo: dopo aver ben levigata la tavoletta, grande quanto il foglio che si deve stampare, vi attaccano una carta incollata, sopra la quale i disegnatori vi delineano con tutta maestria le lettere o figure che si devono incidere; indi si passa la tavoletta agli intagliatori, che nella Cina sono di una perizia direi quasi inimitabile, i quali eseguiscono i più minuti intagli, linee le più sottili e quasi invisibili ad occhio nudo; e dopo finito L’ intaglio, inumidiscono la carta, la levano, restando cosí il solo legno risaltalo.

I Cinesi non hanno inchiostro particolare per la stampa, ma si servono di quello che stemprano dalle tavolette fatte col nero di lampade, impástato con olio ed altri ingredienti, avendo pérù il difetto che facilmente sfiorisce e col tempo diviene pallidissimo. Dal fin qui detto si può dedurre con fondamento, 1.° che l’ arte di stampare scritture era conosciuta nella Cina prima che in Europa: 2.° che non è provato che gli Europei l’ imparassero dai Cinesi, quantunque eguali fossero i primi tipi usati dagli Europei a quelli dei Cinesi, cioè in tavolette piane, intagliate, e non in caratteri mobili; 3.° e che gli stessi principj potevano nascere con tutta facilità tanto nella Cina come in Europa. La questione piuttosto sta nel provare chi realmente la trovasse in Europa, e quando.

Se all’opinione volgare si volesse soscrivere, Giovanni Guttemberg di Magonza sarebbe il vero e reale ritrovatorc dell’ arte di stampare scritture in Europa: ma acerrimi oppositori di tale opinione ben tosto sollevandosi , negano direttamente, e con prove non dispregevoli, il primato a Güttembcrg; sebben anche questi oppositori erettisi bipartito, altri autore fanno Fust, o sia Faust, o Fausto di Magonza, ed altri Lorenzo di Janzs (Giovanni) Coster, della città d’Harlem, Aerleni, Harlcmium¡ alcuni proclamano Schoeffer inventore dei caratteri mobili metallici , ed altri l’ italiano Panfilo Gastaldi, di cui si parlerà in fine di questo articolo I.

Alla testa del partilo Faustiano trovasi Naudè, il quale nel suo Mascurat ha esaminato tutte le prime carte stampate, e sulle quali sole potrebbesi formare il giudizio d’ anzianità, e portate quelle tutte le più accurate, anzi scrupolosissime osservazioni, le trovò in tutto simili all’ edizioni conosciute di Fust, sia per il formato dei fogli, come per la figura déle lettere, per la qualita dell’ inchiostro e per altri particolari, assai dissimili da quelle di Guttemberg e Coster.

Dopo queste preliminari osservazioni, Naudè domanda, perché mai Fust, viventi Guttemberg e Coster, si attribuiva in faccia loro e nella loro città il diritto d’inventore dell’arte tipografica, associando anzi nell’ impresa Schoeffer, senza avere inteso altrui riclamo? Che se gli avversarj , non potendo negare tali prove e si notorj fatti, asseriscono che Fust rubasse a Guttemberg non solo il metodo d’invenzione, ma ben anche gli strumenti tutti dell’ arte bambina, mentre stava in chiesa la notte di Natale, e li portasse nella sua patria nel 1430, oltre che questo fatto resta tuttora incerto, e come tale applicato anche a diversi altri individui, anzi a Coster ed a Guttemberg stesso, come dirò in seguito: e perché mai, nel supposto caso, Guttemberg restava inerte dal 1430 sino al 1457, in cui Fust e Schoeffer pubblicarono il Psalmorum Codex? Perché Guttemberg rimaneva tácito spettatore della nascente arte tipografica, o tabellaria che fosse, e nella sua patria vedeva pubblicate alcune opere dai detti tipografi, ed essendo egli inventore, lasciava cosi cogliere ad altri i frutti de’ soli suoi travagli e de’ suoi allori? Perché Guttemberg dopo quest’epoca si associò ai preaccennati senza dichiararsi capo ed autore dell’arte tipografica? Alle quali prove di fatto se si demandasse poi qual è quel fautore di Guttemberg, nemico di Fust, che abbia potuto provare che un’ opera sola siasi pubblicata non solo con data certa, ma neppur probabile da Guttemberg, da Mantel, da Coster, anteriore, anche di poco tempo, a quelle tante pubblicate con data e senza data da Fust? A dirla con tutta candidezza, rispettando sempre il voto del pubblico, al par dell’onore accordato al Vespucci, l’attribuzione data a Guttemberg d’inventore dell’arte tipografica sembra piuttosto, come hanno preteso i critici, fondata su conghietture, su rapporti millantati e non provati, su gelosie di città con città, siccome si è sempre osservato in oggetti che consagrano la gloria di un inventore. Salmuth si oppone fortemente a coloro che fanno Guttemberg inventore della tipografía, ed in conforma della sua opinione cita un atto pubblico, col quale ad evidenza convince che a Fust si dee l’onorе dell’invenzione tipografica in Europa: dicendo ch’ egli la inventò a tutto suo Capriccio, e lavorò per molti anni, finché trovandosi Fust assai sbilanciato nelle sue finanze a motivo delle ingentissime spese che avea dovuto sostenere per le edizioni dei primi libri che stampava in carta della più fina od in pergamená egli associò Guttemberg onde ajutarlo nell’ ingente dispendio.

Nella biblioteca del re d’Inghilterra trovasi il Catholicon Januensis in foglio, che ha la data del 1460, ma non è segnato del nome dell’ editore: esaminata l’edizione, vi fu alcuno che la giudicò di Guttemberg , ma osservata in ogni parte dai più diligenti ed esperti bibliografi la dichiararono fuori d’ ogni dubbio , siccome ho detto più sopra, simile alle altre di Fust, e che ora citerò; per cui ingiusto sarebbe chiunque volesse, dopo tali prove, negare che Fust non sia l’ editore di quest’ opera, in cui forse non sapendo egli l’esito che avrebbe sortito, in ispecie contro la foga degli scrittori copisti , i quali aveano di già innalzata bandiera di rivolta contro l’ arte tipografica , egli volle sopprimerne il suo nome, siccome avvenne delle note Bibbie latine, dello Speculum humanae Salvationit e di altre opere.

Nel 1457 stampa il Psalтоrиm codex; del 1459 Gulielmi Durandi Rationale Div. Offic., con non poche altre edizioni delle quali darò ragione all’ articolo Magonza; assistendovi sempre a tutte queste edizioni Pietro Schoeffer , o Scheffer, nativo di Gernzheim in Germania, che in tempo in cui dimorava in casa di Fust perfezionò l’ arte tipografica coll’ introduzione dei caratteri mobili, o sia trovò il segreto di fondere i caratteri, che prima di lui, cioè da Fust istesso, venivano intagliati separatamente l’ uno dall’altro; e si crede comunemente che ciò sia accaduto circa l’ anno 1432, epoca approssimativa in cui dicono che Fust in ricompensa del bel ritrovato accordasse in isposa a Schoeffer l’unica sua figlia; e tanta era l’ intelligenza di Schoeffer nclle cose tipografiche, che anche nel tempo che Fust andò a Parigi, che fu del 1466, Schoeffer continua a pubblicare altre opere: e si vuole che in questo intervallo di tempo inventasse anche l’ inchiostro da stampa, mentre prima si usava l’ inchiostro da scrivere, se non che un po’ piu condensato; e ci viene pur riferito che Massimiliano imperadore volendo accordare una ricompensa a Schoeffer per le belle sue invenzioni e per le molte spese che andava ad incontrare, gli conferí per dieci anni il privilegio esclusivo di stampare il Tito Livio, e per sei anni tutte le altre opere pubblicate vivente Fust, e tutte quelle altre che in seguito avrebbe stampato; ed il sovrano diploma datato 1518, firmato Spiegel, cosí conchiude: in considerazione d’ avcre Fust di luí suocero inventata l’arte della stampa.

Dal fin qui detto pare provato che il partito Faustiano abbia a vincere la causa; ma gli avversarj, non tranquilli dopo una manifesta loro sconfitta, accordando bensì una gran parte a Fust nell’ invenzione tipografica pel supposto ritrovato dei caratteri mobili, in cui si deve considerare la vera epoca della tipografica invenzione, giacchè la stampa calcografica sulle carte da giuoco e coi suggelli e simili esercitavasi assai prima; negano pero ch’ egli si debba considerare principale inventore dell’ arte tipografica in Europa; ma da quali ragioni sostenuti? I cittadini e gli scrittori di Harlem, Adriano Junio, Zureno Boxhornio e Pietro Scriverio, Michèle Mayer ed altri storici olandesi pretendono che l’ invenzione sia pienamente devoluta ad un loro concittadino chiamato Lorenzo di Janz (Giovanni) Cosier, e che sino dal 1430 egli lavorasse dietro il suo ritrovato, ed in appoggio della loro opinione citano due iscrizioni che dicono fossero collocate una sotto il ritratto di Coster dipinto sulla casa della già di lui abitazione, e l’ altra sotto la di lui statua, le quali iscrizioni ci vengono riferite dall’Orlandi (Origine e progressi della Stampa), non senza sospetto di falsità, o contraffazione, come dimostrerò poi in fine di questo articolo.

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